PAROLE ALTRE

Certe volte, in particolari situazioni di difficoltà, o di stress, o di dolore, quello che si prova è “troppo”. Mancano le parole per raccontarlo.
Per agevolare il proprio sentire si possono usare le metafore oppure, le “parole degli altri”  quelle mediate dalla Narrativa, dalla Poesia, dalle Fiabe, dalla Musica e anche dalla Preghiera.

Oggi : Louise Hay

Il mio lavoro quotidiano

“Il mio lavoro quotidiano è più o meno questo.
I miei primi pensieri al risveglio, prima ancora di aprire gli occhi, sono di ringraziamento per tutto quello che mi viene in mente.

Dopo la doccia, mi prendo mezz’ora circa per meditare e ripetere le mie affermazioni e le preghiere. Poi, dopo circa quindici minuti di esercizio, di solito sul tappeto elastico, a volte seguo il programma di aerobica delle 6.00, alla televisione.
Ora sono pronta per fare colazione, che consiste in frutta, succhi di frutta e tisana. Ringrazio Madre Terra per avermi offerto questo cibo e ringrazio il cibo per dare la sua vita e nutrirmi. Prima di pranzo, mi piace fare qualche affermazione ad alta voce, davanti allo specchio; a volte le canto:
Louise, sei meravigliosa e ti amo.
Questo è uno dei giorni più belli della mia vita.
Tutto opera per il mio bene.
Qualsiasi cosa di cui ho bisogno, mi viene data. Qualsiasi cosa che devo sapere, mi viene rivelata.
Va tutto bene.
A pranzo, spesso mangio una bella insalata. Ancora una volta, benedico il cibo e lo ringrazio.

Nel tardo pomeriggio, passo qualche minuto sulla panca retroversa, rilassando profondamente il corpo e talvolta ascoltando un nastro di meditazione.

A cena mangio verdure al vapore e cereali. A volte mangio anche del pesce o del pollo. Il mio corpo lavora meglio se lo alimento con cibi semplici. Mi piace cenare con gli altri e ci benediciamo reciprocamente oltre a farlo col cibo.

A volte, di sera, mi prendo un po’ di tempo per leggere e studiare. C’è sempre qualcosa da imparare. In queste ore della giornata, mi capita anche di scrivere dieci o venti volte la mia affermazione del momento. Quando vado a letto, raccolgo i pensieri. Ritorno agli avvenimenti della giornata e benedico ogni attività. Affermo che dormirò bene e profondamente, risvegliandomi al mattino fresca e radiosa, entusiasta di iniziare un nuovo giorno.
È un lavoro intenso, vero?
All’inizio, sembra una fatica, ma dopo poco, il tuo nuovo modo di pensare diventa parte della tua vita, come fare il bagno o lavarsi i denti.

Lo fai automaticamente e con facilità. Sarebbe meraviglioso per una famiglia svolgere queste attività insieme al mattino. Meditare insieme per cominciare la giornata o prima di cena infondere pace e armonia in ciascuno. Se pensi di non averne il tempo, prova ad alzarti mezz’ora prima”.

Louise L. Hay
 (Los Angeles, 8 ottobre 1926 – Los Angeles, 30 agosto 2017) è stata una scrittrice e editrice statunitense, autrice di numerosi libri di auto-aiuto, tra i quali il celebre Puoi guarire la tua vita, pubblicato per la prima volta nel 1984 e oggi considerato uno dei testi fondamentali del pensiero positivo.

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PAROLE ALTRE

.Certe volte quello che si prova è “troppo”. Mancano le parole per raccontarlo.
Per agevolare il proprio sentire si possono usare le metafore oppure, le “parole degli altri”  quelle mediate dalla Narrativa, dalla Poesia, dalle Fiabe, dalla Musica e anche dalla Preghiera.

Oggi Chandra Livia Candiani
Da: doppiozero.com

Imparare a salutarci

E così sta ricominciando. Abbiamo ricostruito per un po’ lo scenario di una vita ‘normale’ e ora si ricomincia con l’emergenza, con il non poter più fare come se.

Sono fortunata, non ho mai avuto una vita normale. Sempre fatto tanta fatica in tutto. Quelli come me erano da schivare perché sono quelli scassati che ti ricordano la fragilità e l’andare a pezzi, quelli che vedono il re nudo.

Adesso che il re è evidentemente nudo non si può rivestirlo.

Da otto mesi vivo in campagna, ma non basta, ho deciso di non tornare. Perché man mano è salita la solitudine gigante in cui vivevo. Quanto mi faceva male passeggiare facendomi timidamente largo tra i corridori. Una volta una signora dietro di me si è messa a sbuffare e poi mi ha detto: “Ma lei non tiene la carreggiata, va di qui e poi di là!” “Ma sono a piedi!” le ho risposto io esterrefatta, pensando mi avesse scambiata per un mezzo di trasporto. Quale poi? Sono piccolissima. Un monociclo?

Ora vivo in un piccolo paese piemontese, un paese senza case di villeggiatura ma con parecchie case abbandonate. In questi mesi ho sentito e pensato tanto e non ho dimenticato niente. Certe volte vedo delle immagini di Milano, strade qualunque, slarghi trafficati, qualche chiesa, sono pezzi di me rimasti lì, momenti di consapevolezza che non sono partiti con me. Forse.

Qui c’è il bosco, il mio Maestro. Non ho più nessuna vita sociale, tanto non ne ero capace. Qualche amica e amico sì però, ci si scrive o ci si telefona. Anche qualche parente cattivo che non ha capito di aver perso il bersaglio: sono andata via!

Per un po’ mi hanno fatta sentire vile, una scampata, ma ora i pensieri degli altri non pesano più così tanto. Perché gli alberi mi parlano. E anche gli asini, più che altro gli asini mi corrono incontro e ci abbracciamo, soprattutto uno, Pippo Magique.

Non trascuriamo gli altri regni, ci sono gli alberi dovunque siamo, qualche animale c’è sempre ovunque, se non altro i cani salvavita delle città. Sono stanchi, un saluto gli fa bene.

Non trascuriamo il respiro, c’è ancora, non è garantito, fa bene ricordarlo, sentirlo, lasciarlo libero, prolungare un po’ l’espirazione, imparare a lasciare. Ogni respiro insegna a lasciare. Inspirare prende, ma sa farlo da sé, espirare invece lascia, esce nel mondo, insegna a mollare la presa.

 
Nel bosco porto sempre con me la mascherina, se incontro qualcuno (è raro, ma nei periodi in cui si può prendere qualcosa, castagne, funghi, spuntano gli umani) se li incrocio anche per pochissimo, mi infilo la mascherina e gli sorrido, un po’ come un tempo gli uomini che alzavano il cappello, un segno di rispetto, per la comune fragilità.

Imparare a salutarci, a onorarci perché stiamo passando.

Chandra Livia Candiani (Milano, 1952) è una poetessa, traduttrice di testi buddhisti e maestra di meditazione. Ha pubblicato le raccolte di poesie Io con vestito leggero (Campanotto 2005), La nave di nebbia. Ninnananne per il mondo (La biblioteca di Vivarium 2005), La porta (La biblioteca di Vivarium 2006), Bevendo il tè con i morti (Viennepierre 2007), La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore (Einaudi 2014) e Fatti vivo (Einaudi 2017). È presente nell’antologia Nuovi poeti italiani 6 curata da Giovanna Rosadini (Einaudi 2012). Nel 2018 ha pubblicato Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione (Einaudi). Con Salani ha pubblicato Visti dalla luna 2019.

IL VIAGGIO


Mi sono fatta nascere più e più volte.
Mi sono pensata, desiderata, aspettata, ben oltre nove mesi.
Mi sono cresciuta e rassicurata, odiata.
Mi sono inventata. Costruita.
Mi sono persa lungo la strada, trovata e ancora persa.
Ho girato a vuoto fino a quando,
un passo alla volta, ho iniziato un viaggio.

Ho cercato qualcuno da odiare e non l’ho trovato.
Ho voluto qualcosa d’amare ed ho scoperto un giardino.

Ci ho camminato dentro, ora lo abito. Lo custodisco.

Mi prendo cura del ramo spezzato, del fiore appassito, della caverna abitata dal Drago, dell’ombra mia.
…Un viaggio che inizia con me e con me finirà.

Emanuela

P.S.

Ti invito ad usare la scrittura creativa per raccontare il tuo viaggio di crescita interiore…

A che punto sei?

Puoi iniziare a scrivere usando

un’ immagine.

Buon lavoro.

HASYA YOGA

“Quando in India ho iniziato a praticare lo Yoga della Risata, la mia vita si è completamente trasformata. Fino ad allora non avevo mai pensato che una disciplina yogica potesse essere combinata con la risata. Pensavo che lo Yoga fosse una disciplina troppo seria per aver qualcosa a che fare con il ridere. Poi ho scoperto che l’Hasya Yoga (in sanscrito Yoga della risata) permette di praticare in maniera naturale esercizi di pranayama, ovvero l’arte antica del respiro, associati alle virtù benefiche che si propagano a livello fisiologico mentre ridiamo.

Ridere permette di essere più in contatto con noi stessi ritrovando quello spirito che rende i bambini più veri ed autentici. Non che meditare ad occhi chiusi non funzioni, anzi come dimostrano le più recenti evidenze scientifiche, se ognuno di noi meditasse con regolarità ogni giorno, il mondo sarebbe davvero in pace.

In India ho potuto approfondire i miei studi sulla risata incondizionata, grazie alla vicinanza con il Dr. Madan Kataria, il medico indiano che nel 1995 assieme alla moglie Madhuri diedero vita al movimento del Laughter Yoga. Leggendo il suo libro “Lo spirito interiore della risata” (EIFIS Editore) si scopre una realtà, quella dello Yoga della Risata, che è basata sui principi fondamentali che si ritrovano nello Yoga classico.

Da ragazzino la mia passione per l’India mi portò a diciassette anni all’incontro con il mio Maestro spirituale: Sri Sathya Sai Baba. Dopo alcuni anni fa mi stabilii con mia moglie e le nostre figlie a Puttaparthi, un villaggio rurale che si trova a pochi chilometri da Bangalore, e fu entrando in un piccolo negozietto che diede una virata incredibile alla mia vita.

Quel giorno, mentre stavo uscendo a mani vuote da quel piccolo bazar indiano, mi accorsi della presenza di un piccolo libro tutto impolverato che se ne stava appoggiato su uno scaffale. Fui attratto come da un magnete potente e quando lo presi in mano lessi il titolo “Laughter Therapy” (Terapia della Risata). Quello che avvenne quel giorno non fu casualità, ma un momento di serendipità. Da quel giorno lo Yoga della Risata è entrato nella mia vita e in quello di migliaia di altre persone.

Divorai quel libro in meno di mezz’ora e quando tornai a casa decisi di contattare il Dr. Kataria che nel frattempo si era trasferito da Mumbai a Bangalore, a meno di due ore da casa mia. Ricordo ancora quando lo incontrai e sperimentai per la prima volta, con un gruppo di quaranta persone giunte da tutto il mondo, la mia prima “meditazione della risata”. L’istruzione che ci diede fu semplice: “Lasciatevi ridere. Simulate il suono della risata e anche quando vi sembrerà difficile o artificiale ridere senza un motivo, non giudicatevi e continuate a lasciarvi ridere. Vedrete che dopo un po’ la risata diventerà spontanea.”

Da quel giorno mi innamorai di questa metodologia, per via della sua semplicità e della sua efficace, che permette in poco tempo di abbassare non solo lo stress fisico, ma anche quello mentale ed emozionale.

Lo stress non porta mai alla felicità, non esiste nessuna persona al mondo che possa essere felice e al contempo stressata: lo afferma tanto la scienza medica ufficiale che quella energetica. Lo stress ci fa ammalare prima, abbassa le difese immunitarie e sotto stress siamo tutt’altre persone (da evitare).

Richard RomagnoliMaster Trainer and World Ambassador of Laughter Yoga. Speaker, Author and Motivational Coach. Missionary of joy

Tratto da un articolo di HuffPost News 2016

Foto dal web

COSA PORTI? COSA LASCI?

Tempo di scelte personali, di cambiamenti, di riformulazione del mio stare al mondo.

Il Covid continua ad insegnarmi.

Se ogni cambiamento porta con sé un vuoto, a volte spaventoso, il vuoto è anche uno spazio necessario per lasciare ad “altro” di arrivare.

Un incontro di Counseling spesso termina con   due domande:
-Cosa porti?
-Cosa lasci?

A volte vorrei non lasciare niente, portare via tutto, rischiare la pesantezza, il tutto pieno. L’ipernutrimento.

Cosa porto? Cosa lascio?
Ogni scelta coinvolge altri, altro.
 Tuttavia la scelta è personale.

Sono stata nel turbine della perdita e in quello dell’abbondanza.
Sono stata accolta e respinta.
Ho accolto e respinto a mia volta.
Troppo piena e troppo vuota insieme.

Mi sono nutrita di opposti; giusto, sbagliato, dentro, fuori, caldo, freddo, amore, non amore.

Tuttavia, oggi non è più soltanto così.

Voglio godermi la “terra di mezzo” e camminarci sopra, aperta e curiosa, mantenendo lo “sguardo da principiante”.

Senza fretta, un respiro alla volta, stando nel  flusso della ricerca e della crescita, dove imparo ad essere vera e leggera, per me e per chi mi è vicino.

Cosa porto? Cosa lascio?
Porto via i piedi scalzi sulla sabbia fredda e anche calda e lascio le scarpe bagnate e anche asciutte al sole.

Buon lavoro!

TRA URGENTE ED IMPORTANTE…

Hai tanti progetti in testa da realizzare?
Hai così tante cose da fare che non sai da quale parte iniziare?
Sembra che tutto richieda la tua attenzione allo stesso modo?
Gli impegni hanno tutti la stessa importanza?
Vorresti delegare ma non lo ritieni possibile?

Stop! Respira! Sorridi e poi domandati:

-Che cosa è importante fare?-
-Che cosa è urgente?-

“Ciò che è importante raramente è urgente e ciò che è urgente raramente è importante.”
(Dwight D. Eisenhower Generale e presidente statunitense negli anni 50)

Una tecnica che può essere di aiuto è: la matrice di Eisenhower.
Un metodo in quattro step che serve ad ordinare le priorità permettendo di separare le azioni urgenti da quelle importanti.

Disegna un quadrato e dividilo internamente in quattro aree:
azioni che è necessario fare, azioni da pianificare, azioni che puoi delegare, azioni da non fare o superflue.

Prova a lavorare con la matrice di Eisenhower e vedi se fa per te.
Aspetto un tuo feedback!

Buon lavoro

(Foto dal web)

REWRITE

Alla luce delle tue storie, riscrivi la tua storia…d’amore

Percorso di Counseling in gruppo, in presenza e on line,
tra scrittura creativa e autobiografica.
Un approccio a tutto tondo, olistico per decifrare quel misterioso codice narrativo  che sembra riscrivere in modo immutato le storie tra generazioni.

Per partecipare a questo percorso, di 12 incontri, non è necessario saper scrivere.

È rivolto a tutti coloro che sentono di avere una storia d’amore dentro e non trovano le parole per raccontarla.

“Quella notte credetti di avere perso per sempre la capacità d’innamorarmi, che mai più avrei potuto ridere o inseguire un’illusione. Però mai più è molto tempo. E l’ho potuto sperimentare in questa lunga vita.”
ISABEL ALLENDE

Per info puoi inviare una mail a

con.creattiva@gmail.com

“L’introspezione è un’attività che sta scomparendo. Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria auto, per strada o alla cassa del supermercato, invece di raccogliere i pensieri controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno, da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro.”

Zygmunt Bauman

FIABANARRAZIONE          


La narrazione orale oppure la scrittura della nostra storia sono mezzi per organizzare in un contesto  i nostri ricordi, i nostri atteggiamenti, gli eventi della nostra vita, le nostre emozioni.

Allo stesso modo, la fiabanarrazione usata come tecnica nel Counseling.

Ogni volta che si legge, si narra o si scrive una fiaba si compie un viaggio verso mondi diversi che permettono la “liberazione” della storia personale.

Per agevolare il cliente  nell’autoesplorazione uso anche delle carte narrative.

Mi aiutano a sollecitare la costruzione della storia attraverso immagini evocative che stimolano il pensiero divergente.


Inoltre, in questo tipo di setting, mi piace far sperimentare al mio cliente più materiali: colori, carta, foglie, tessuti e altro.

Che ne dici di cimentarti nell’invenzione di una fiaba e vedere come ti risuona questo strumento?


Se vuoi  puoi inviarmi un feedback sull’esperienza che farai, sarò felice di leggerti.

 Invia una  mail a: con.creattiva@gmail.com