La cucina…

Foto mia…dolce anche😉

“…Se non state bene di spirito, se le cose non vanno bene e non sapete cosa fare, passate un po’ di tempo in cucina. Bevete qualcosa… un tè, una tisana. Un posto dove c’è il cibo ci comunica il senso di protezione. E’ un sentimento molto antico: la gente si raduna da sempre davanti al focolare, attorno al fuoco. Anche quando i muri non c’erano, c’era uno spazio di sicurezza da condividere con gli intimi, i membri della tribù, della famiglia.
Gli spiriti della casa vivono in cucina. Occorre nutrirli, perché proteggono la casa: così pensavano le antiche genti di tutti i popoli. Vicino al focolare  ci si rilassa, si conversa, si scambia i pensieri….

…La cucina è un centro energetico della casa e un rifugio psicologico.
Simboleggia le energie femminili, la madre che accoglie e abbraccia i figli, e li nutre. E’ il posto più protetto della casa. Per questo motivo non si può litigare in cucina, farci entrare persone semi sconosciute o aggressive, e tanto meno fare delle isteriche con il lancio dei piatti, per non  privare la casa del suo calore.
La cucina va sempre tenuta pulita e ordinata, è molto importante. Se non avete forze per pulire la casa non ha importanza; basterebbe riordinare la cucina, lavare i piatti e rimetterli a posto. L’ordine si diffonderà piano piano in tutta la casa, e vi sentirete meglio.

E’ meglio non unire la cucina al salotto (una volta ciò andava di moda). La cucina  è un luogo separato e raccolto per definizione; ma se la cucina e il salotto sono un solo locale, è meglio mettere un separé, una tendina, un tavolino, una credenza… che non chiuderanno il passaggio ma “separeranno” lo spazio della cucina.
Gli antichi credevano che la cucina fosse un luogo sacrale, vi sono raccolte tutte le energie della casa da proteggere. Di solito la cucina nelle case antiche si collocava nella parte posteriore della casa, lontana dagli occhi dei curiosi.
In cucina si può parlare dei sentimenti, condividere i pensieri segreti, discutere i piani per il futuro. Si pensava che gli spiriti della casa, ascoltando i discorsi, potessero aiutare, oppure il subconscio stesso potesse  sintonizzarsi meglio e trovare delle soluzioni giuste.
La cucina è il simbolo della vita.
E’ molto importante avere una scorta di alimenti e non lasciare gli scaffali vuoti. Le scorte influenzano positivamente il nostro senso di sicurezza. In cucina  ci deve essere sempre dell’acqua: nei contenitori,  in un bollitore. Le pentole vuote vanno coperte; il vuoto è il simbolo della povertà… E cercate di fare la cucina la più accogliente possibile.  A volte una cucina  con i muri  rinnovati restituisce l’energia vitale e favorisce i cambiamenti nella vita sentimentale.

Anche le malattie e il cattivo umore possono essere collegati alla cucina: lasciando un mucchio di piatti nel lavandino, le briciole sulla tovaglia, il secchio della spazzatura stracolmo, ci priviamo, inconsciamente, del rifugio psicologico. Il subconscio accumula la sporcizia energetica, raccoglie i problemi non risolti,  i rancori e i cattivi ricordi…
Rimettete a posto tutto ciò che c’è in cucina, lavate tutti i piatti, fino al cucchiaino da caffè  e alla saliera. Non vi sentite di ordinare la casa, pazienza, per la cucina le dovete trovare, le forze. Non  avete i soldi per dare il  bianco? Comprate almeno degli strofinacci nuovi, e buttate via le cose rotte e non più usate.  E prendete l’abitudine di  sorseggiare un tè/una tisana, di sera, in cucina, rilassati.
Le forze torneranno, le soluzioni arriveranno da sole. Perché vi siete riposati nel cuore della vostra casa.”

(Anna Kiryanova)

Foto dal web

Riflessioni sotto la pioggia

Credo davvero molto  nel valore di fare Counseling come Counseling cioè, come accompagnamento di un processo.

Fare Counseling, infatti, non è fare una Consulenza, ossia il parere tecnico di un esperto che indica i passaggi da fare.

Proprio questo è un aspetto molto importante e complesso che  prevede la messa in discussione costante del Counselor, il quale accetta il cliente  sapendo di entrare in una relazione reale dove non c’è colui che sa.

Counselor e cliente sono due persone con ruoli e probabilmente con momenti di vita diversi che, insieme, si muovono verso la direzione che indicherà il cliente, con gli strumenti del Counselor.

Al Counselor interessa attivare il processo che condurrà al cambiamento desiderato, non interessa diagnosticare o “soluzionare” e questo rende speciale la relazione che prende forma e dà valore ad ogni incontro. Entrambi impegnano energie e tempo affinche’ la relazione funzioni ed il processo si attivi.

Sono consapevole che la persona che ho davanti sa esattamente di cosa ha bisogno, tuttavia al momento si trova in una “storia bloccata”.
 Il protagonista non sa più di essere tale e la storia non evolve.
Spesso è impiantata nella palude soffocante dei – PERCHÉ?-

Come avviene, cosa avviene e in che modo questo impatta sul quotidiano è il compito di un accompagnamento processuale dialogico che prima di tutto ho sperimentato personalmente.

Come stai? Cosa senti? Cosa vuoi?
Dove senti quello che dici? Come ti fa sentire ciò che dici? Cosa lasci? Cosa porti?

Sono solo alcune domande che negli anni di pratica e di formazione hanno creato stupore e passione dentro di me.
Hanno creato lo spazio necessario per nuove informazioni.

Mi hanno dato la spinta per continuare quando pensavo di non farcela. Mi hanno dato la “forza del permesso”, di com-prendere che non ero SOLA e soprattutto, SOLO come pensavo ma molto, molto di più. Che ero la protagonista e anche la scrittrice e la finanziatrice della mia storia.

E da qui  il concetto di relazione di aiuto, che amo inteso come filosofico e non psicologico.

L’approccio tipicamente filosofico infatti  rappresenta, nella relazione di aiuto e di  “cura”, un’opportunità unica di esplorazione e di recupero di significati profondi, di senso.

Le mie parole  chiavi sono: – presente – presenza – autonomia ‒ salute – consapevolezza ‒ cura ‒ tempo – responsabilità – relazione – empatia – ascolto – benessere – respiro – flusso – processo – crescita – energia – sorriso –

Non so se quello che ho scritto può essere di qualche aiuto. La professione di Counselor da noi in Italia è pressoché sconosciuta ed è proprio un peccato.


Buona giornata piovosa a tutti😊

Ma quanto ci piace?

Nati per essere felici ( Foto dal web)

Ogni azione volta al cambiamento la possiamo attivare sentendo quanto piacere ci dà…

L’esigenza di un cambiamento può partire da uno stato di disagio, di non appagamento, di fastidio per alcune cose che non funzionano più nella nostra vita. Da una domanda non espressa.
Altre volte è indotto da qualcosa che si rompe… e che “costringe” ad organizzare una difesa…

Tuttavia, ogni cambiamento ha necessità di evolvere nel piacere, nel godimento pieno,
altrimenti non c’è pro-attivita’, soltanto re-attività che fa attrito, resistenza, al cambiamento stesso.

Noi tutti siamo fatti per stare bene, siamo fatti per essere felici.

La pro-attività del cambiamento, secondo me, ad esempio sta nel dettaglio, non all’ingrosso…

Sta nella relazione, non nell’autoreferenzialita’…

Sta nei permessi che ci diamo…
Sta nella relazione con noi stessi e con gli altri…
Sta nello sguardo capace di rinnovare le cose e…le persone…

Sta nella libertà di porci alcune domande e nella consapevolezza che alcune risposte sono necessarie… a noi.

Quindi ti chiedo:

✔Dove sta oggi il tuo piacere?
✔C’è qualcosa che desideri rinnovare in te?
✔Che cosa, dentro di te, chiede di essere esplorato?
✔A cosa, o a chi, oggi vuoi dedicare la tua attenzione?
✔Quali pensieri stai coltivando?
✔Cosa chiede alla tua vita di essere visto, ascoltato, toccato, assaggiato, annusato?
✔Quale azione OGGI puoi fare per sentirti felice?

Esercizio: Diario della gioia.

Gioia (foto dal web)

Inizia oggi il tuo diario della gioia.
Dedica qualche minuto, tutti i giorni, alla sua realizzazione.
Appunta attimi, momenti, frazioni di giornata in cui riconosci di aver provato gioia.
Scrivi, disegna, colora, incolla ciò che oggi ti ha fatto provare una sensazione di gioia.
Puoi farlo in completa solitudine o in coppia, insieme ai tuoi figli, con il tuo cane oppure con il gatto o con il pesce rosso.

Vedrai, è un ottimo strumento pedagogico di crescita personale, di condivisione e di educazione alla felicità.

Permette una comunicazione dolce e affettuosa tra te e te.
Tra te e gli altri da te.

Alla fine avrai fatto memoria di tanti momenti che rischiano di perdersi nel tempo.

Avrai scritto un libro, il tuo libro della gioia.

Unico e irripetibile. Nulla di più proficuo.

Se vuoi puoi condividere i tuoi lavori con me. Invia una mail a: con.creattiva@gmail.com

Buon lavoro di consapevolezza.

Emanuela