Buona Pasqua

Ti auguro di trovare per questa Pasqua  la via della gioia che ti lasci andare oltre… oltre il dolore, la tristezza, l’amarezza…oltre le delusioni del passato, oltre le illusioni del futuro.
Ti auguro di andare oltre…
Per ri-nascere,  vivere ogni cosa che c’è in questo momento senza giudicare come bello, brutto, giusto o sbagliato.
 Ti auguro di poter osservare quello che c’è e, se non ti piace, darti la possibilità di ri-cominciare. Ora.


Piccoli passi, piccoli respiri…cambiano il punto di osservazione

Buona  Pasqua di pace e serenità.
Buona Ri- nascita.

“…Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere. Non c’è limite di tempo, comincia quando vuoi, puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo. Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio, spero che tu viva tutto al meglio, spero che tu possa vedere cose sorprendenti, spero che tu possa avere emozioni sempre nuove, spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi, spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita e se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.”
Dal film “Il curioso caso di Benjamin Button

Training Autogeno

Risonanze dall’esperienza di Training Autogeno vissuta da A.

L’esperienza di Training Autogeno mi ha insegnato a contattare il mio corpo. La voce mi guida a trovare le mani, le braccia, a sentirle pesanti, a sentirle calde. Mi giuda a sentire il mio corpo disteso che con tutto il suo peso affonda nel materasso. lo sento, lo vedo quasi come fossi al di fuori di lui.

è una bella sensazione, è un benessere fisico e nello stesso tempo anche un benessere mentale, sensoriale.

Quando poi sono stata guidata al mio cuore, è stato stupendo: dapprima batteva eccitato, sorpreso, preso in contropiede( proprio lui, il Cuore, chiamato in causa?), poi ha ripreso il controllo è divenuto calmo e rassicurante con il suo battito. un battito regolare eppure aperto, accogliente, capace di permettermi di essere io stessa grande così.

Un unico cruccio: quando pratico Training Autogeno mi addormento! il mio corpo mi coccola anche quando dormo, sente la voce comunque che lo guida, me ne rendo conto quando torno ad essere presente. e sto bene, e mi sento calma e distesa e felice anche. Finalmente ho imparato ad apprezzarlo e ad amarlo questo mio corpo.

Finalmente mi amo così come sono.”

Butterfly

La Passeggiata Consapevole è una vera esperienza di centratura.

Così scrive Butterfly rispetto alla sua esperienza: ” Quando ho iniziato a camminare ho sentito libertà. mi sono detta che ero brava e non avevo aspettative. sono felice! La gioia è entrata in me passo dopo passo. nel corso della camminata momenti di profonda gratitudine, amore verso me stessa, mi sono emozionata. ogni attimo vissuto fino in fondo.[…] Meraviglioso stare nel momento presente che ho potuto sentire attraverso i passi.

Grazia Butterfly, anche il nome che hai scelto per firmare la tua esperienza rende moltissimo l’idea di ciò che hai provato! Uno splendido omaggio alla libertà e all’eleganza delle farfalle.

Photo by Yulia on Pexels.com

La cucina…

Foto mia…dolce anche😉

“…Se non state bene di spirito, se le cose non vanno bene e non sapete cosa fare, passate un po’ di tempo in cucina. Bevete qualcosa… un tè, una tisana. Un posto dove c’è il cibo ci comunica il senso di protezione. E’ un sentimento molto antico: la gente si raduna da sempre davanti al focolare, attorno al fuoco. Anche quando i muri non c’erano, c’era uno spazio di sicurezza da condividere con gli intimi, i membri della tribù, della famiglia.
Gli spiriti della casa vivono in cucina. Occorre nutrirli, perché proteggono la casa: così pensavano le antiche genti di tutti i popoli. Vicino al focolare  ci si rilassa, si conversa, si scambia i pensieri….

…La cucina è un centro energetico della casa e un rifugio psicologico.
Simboleggia le energie femminili, la madre che accoglie e abbraccia i figli, e li nutre. E’ il posto più protetto della casa. Per questo motivo non si può litigare in cucina, farci entrare persone semi sconosciute o aggressive, e tanto meno fare delle isteriche con il lancio dei piatti, per non  privare la casa del suo calore.
La cucina va sempre tenuta pulita e ordinata, è molto importante. Se non avete forze per pulire la casa non ha importanza; basterebbe riordinare la cucina, lavare i piatti e rimetterli a posto. L’ordine si diffonderà piano piano in tutta la casa, e vi sentirete meglio.

E’ meglio non unire la cucina al salotto (una volta ciò andava di moda). La cucina  è un luogo separato e raccolto per definizione; ma se la cucina e il salotto sono un solo locale, è meglio mettere un separé, una tendina, un tavolino, una credenza… che non chiuderanno il passaggio ma “separeranno” lo spazio della cucina.
Gli antichi credevano che la cucina fosse un luogo sacrale, vi sono raccolte tutte le energie della casa da proteggere. Di solito la cucina nelle case antiche si collocava nella parte posteriore della casa, lontana dagli occhi dei curiosi.
In cucina si può parlare dei sentimenti, condividere i pensieri segreti, discutere i piani per il futuro. Si pensava che gli spiriti della casa, ascoltando i discorsi, potessero aiutare, oppure il subconscio stesso potesse  sintonizzarsi meglio e trovare delle soluzioni giuste.
La cucina è il simbolo della vita.
E’ molto importante avere una scorta di alimenti e non lasciare gli scaffali vuoti. Le scorte influenzano positivamente il nostro senso di sicurezza. In cucina  ci deve essere sempre dell’acqua: nei contenitori,  in un bollitore. Le pentole vuote vanno coperte; il vuoto è il simbolo della povertà… E cercate di fare la cucina la più accogliente possibile.  A volte una cucina  con i muri  rinnovati restituisce l’energia vitale e favorisce i cambiamenti nella vita sentimentale.

Anche le malattie e il cattivo umore possono essere collegati alla cucina: lasciando un mucchio di piatti nel lavandino, le briciole sulla tovaglia, il secchio della spazzatura stracolmo, ci priviamo, inconsciamente, del rifugio psicologico. Il subconscio accumula la sporcizia energetica, raccoglie i problemi non risolti,  i rancori e i cattivi ricordi…
Rimettete a posto tutto ciò che c’è in cucina, lavate tutti i piatti, fino al cucchiaino da caffè  e alla saliera. Non vi sentite di ordinare la casa, pazienza, per la cucina le dovete trovare, le forze. Non  avete i soldi per dare il  bianco? Comprate almeno degli strofinacci nuovi, e buttate via le cose rotte e non più usate.  E prendete l’abitudine di  sorseggiare un tè/una tisana, di sera, in cucina, rilassati.
Le forze torneranno, le soluzioni arriveranno da sole. Perché vi siete riposati nel cuore della vostra casa.”

(Anna Kiryanova)

Foto dal web

Ben- Essere

Spesso quando si parla di benessere ognuno ha la propria idea al riguardo.

Personalmente quando parlo di benessere mi riferisco al Ben- Essere, cioè alla possibilità  degli esseri umani di esprimere la propria energia vitale attraverso  la conoscenza di se stessi affinché possano padroneggiare al meglio i propri vissuti.

 Come è connessa, secondo me, la conoscenza di sé al
 ben- essere?

Vorrei partire da una poesia di Alda Merini:

Anche se la finestra è la stessa
 non tutti quelli che vi si affacciano
 vedono le stesse cose.
La veduta dipende dallo sguardo
”.


“La veduta  dipende dallo sguardo”.
Questo aspetto così profondo a volte lo diamo per scontato tanto che raramente ci soffermiamo ad analizzarlo.

 Ognuno di noi osserva le cose da un dato punto di vista che è, inevitabilmente e irrimediabilmente, l’unico sguardo che ha.


Nella misura di quello sguardo c’è tutta la nostra storia in termini di vita, di rotture, di risorse, di dolore e di gioia.
Nel modo in cui viviamo un evento, qualsiasi evento, c’è tutta la nostra vita dentro.
 
Con questo sguardo osserviamo il mondo e ci muoviamo all’interno di esso.

Da questa finestra decidiamo, deduciamo, troviamo soluzioni, giudichiamo qualcosa come buona oppure no. Questo, a ben guardare, provoca spesso una rigidità corporea prima che di pensiero.

Quasi mai ci soffermiamo ad osservare la prospettiva da cui vediamo questo mondo,
 eppure, nella costruzione del nostro benessere – in termini di consapevolezza – è centrale.  Quasi mai ci permettiamo di starecon quello che condiziona il sentire

Provo a spiegarmi con una immagine.

Gli occhiali con cui leggiamo le esperienze sono adatti o meglio, adattati, alla nostra storia. Sono cresciuti con noi. Le esperienze avute determinano il tipo di lente da cui guardiamo.

Il nostro benessere inizia proprio a partire da questa consapevolezza.

Il mondo esterno; l’ambiente, la cultura, la scuola, i riti, l’educazione, le relazioni, la famiglia, gli amici, il genere sessuale a cui apparteniamo, insieme al mondo interno abitato da; pensieri, emozioni, sentimenti, immagini, imprimono un codice di lettura unico per ognuno di noi per come abbiamo sentito l’evento nel corpo, non tanto per quello che abbiamo capito di quell’evento.



Se apprendiamo attraverso la nostra esperienza corporea e anche cognitiva è realistico immaginare che la finestra da cui guardiamo è limitata.

Il punto di vista, infatti, cambia se ci affacciamo da una finestra di una casa al primo piano, oppure da una terrazza di un grattacielo a New York. Cambia in cima alla vetta del Monte Everest, oppure in piedi, in equilibrio precario, su di una baleniera nel mare del Nord.

Cambia se ci sdraiamo a pancia in su e guardiamo il cielo.

Cambiano le emozioni che accompagnano quel tipo di conoscenza.

Ovvio vero?


Il ben-essere personale inizia proprio da qui.

Dalla consapevolezza che la veduta dipende dallo sguardo, dal MIO, dalla lente che uso, dal punto di vista che adotto e da come mi lascio impastare e modificare la vita da questo.

Posso rileggere quella storia con nuove lenti e addirittura, riscriverla.

A partire da qui la nostra vita cambia, perché cambia il modo con cui ci relazioniamo agli altri.

Allora, personalmente, quando parlo con qualcuno di qualcosa, che va oltre la lista della spesa, ricordo che stiamo guardando la stessa cosa con uno sguardo diverso.

 E il punto di vista dell’altro vale quanto il mio.

Questa consapevolezza cambia la finestra da dove guardo, mi fa stare bene e anche l’altro ne può beneficiare.

Buon lavoro.









 

La  pandemic fatigue

La sensazione naturale di stanchezza e sfinimento dovuta a uno stato di crisi prolungato viene definita “pandemic fatigue”
La definizione arriva direttamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS: la pandemic fatigue è la “naturale e prevedibile reazione a uno stato di crisi prolungata della salute pubblica, soprattutto perché la gravità e la dimensione dell’epidemia da Covid-19 hanno richiesto un’implementazione di misure rigide, invasive con un impatto senza precedenti nel quotidiano di tutti, compreso chi non è stato direttamente toccato dal virus”.

Cosa fare:

Intanto creiamo una routine differente,  con orari prestabiliti per i pasti, il lavoro, l’esercizio fisico e il riposo.

 Sfruttiamo  la tecnologia, per restare in contatto  con familiari, amici e colleghi, e cogliamo l’ opportunità di comunicazione con il vicino di casa, anche per renderci conto se ha bisogno di qualcosa.

 Imparariamo  a rilassarci attraverso i nostri hobby e se non li abbiamo, inventiamoli!

Mettiamo in campo piccole azione per prenderci cura di noi stessi e non dimentichiamo la respirazione della risata.😂

Oggi mi sono dedicata alla casa, una bella pulita ci voleva e intanto mi sono allenata con hohoho, hahahaha( l’ acca va davanti perché la vocale è espirata).
 Caricato due carriole di legna ( hohoho- hahaha) e acceso il camino, qui si prevedono forti gelate.

Ho fatto doccia rinvigorente ( hohoho- hahaha) ed infine, preparazione del pranzo per tutta la famiglia( hohoho-hahahaha).

Nel pomeriggio penso di fare un riposino, pubblicare questo che sto scrivendo e poi spararmi un po’ di episodi della mia serie preferita ( hahahaha- hohohohoho)
insieme ad una tazza si cioccolata bollente.☕

A cena? Non saprei… certamente non mancherà un bel bicchiere di vino rosso
😂😂😂🍷

E voi che fate oggi?😁

COME TI RACCONTI?

Esercizio:

Quali sono le parole che oggi senti di scrivere per raccontarti un po’?

Ci sono parole che risuonano dentro di te e che vuoi usare per fare questo esercizio? (Ti ricordo che non ci sono parole sbagliate da censurare, solo parole da evocare)

Oppure preferisci usare la metafora di una fiaba, di un libro o di una poesia…

In questa giornata fredda e ventosa io sento risuonare in me le parole di: “Kafka sulla spiaggia” -Haruki Murakami-

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia.”

Queste parole mi hanno guidata in passato e ancora oggi lo fanno. Quando sento la tempesta arrivare, entro nel vento che mi porto dentro…

E tu, come ti racconti?

Se vuoi puoi inviarmi una mail a: con.creattiva@gmail.com sarò felice di leggerti.

Buon lavoro di consapevolezza
Emanuela

-Haruki Murakami è uno scrittore, traduttore e accademico giapponese. È stato tradotto in circa cinquanta lingue e i suoi best seller hanno venduto milioni di copie.
Nato il 12 gennaio 1949 –
(Fonte: Wikipedia)

RIMUGINARE

RIMUGINARE…

✔Distoglie l’attenzione dal presente.
✔Genera confusione.
✔Impedisce l’elaborazione.
✔Intensifica i pensieri negativi.
✔Orienta al passato e genera ansia per il futuro.

Quando ci sorprendiamo a rimuginare pensieri e parole può essere utile fermarci a respirare lentamente, per qualche istante,  facendo in modo di tornare a contattare il momento presente. L’unico reale.

Una tecnica che uso, con i clienti e anche personalmente, è il radicamento o Grounding che vuol dire stare connessi con la terra, con il corpo nel momento presente, nel qui e ora.

Ci sono tante varianti possibili del Grounding, questa che propongo qui si può fare in piedi oppure seduti su una sedia, l’importante è appoggiare bene i piedi a terra o al pavimento se siamo in una stanza.
 Questa pratica  andrebbe eseguita senza scarpe, tuttavia possiamo tenerle.
 
 Iniziamo a respirare cercando, in maniera graduale, di inspirare ed espirare sempre più profondamente portando l’attenzione all’aria che entra dalle narici e all’aria che esce.

Dopo aver trascorso alcuni minuti in questa posizione, sentiamo  che il respiro è diventato calmo, profondo e regolare, a questo punto rivolgiano tutta la nostra attenzione alla pianta dei piedi.

 Cerchiamo di portare attenzione ad ogni sensazione percepita: caldo, freddo, natura del pavimento, oppure la sensazione del piede nella scarpa, il calzino sul piede ecc.
Distendiamo bene le dita, a partire dall’alluce, facendo in modo che i piedi aderiscano perfettamente alla superficie solida che ci sta sostenendo.

Cerchiamo  di percepire il peso del nostro corpo sulle gambe e sui piedi fino a terra.

Ora possiamo immaginare  che dai nostri piedi si formano delle radici che scendono nella terra, attraversano il pavimento, si allungano e si distendono

 Durante tutto l’esercizio manteniamo l’attenzione al respiro profondo, lento e regolare.

Immaginiamo le radici che si distendono sempre più profondamente a terra e man mano iniziamo a sentire una sensazione di calore che arriva dai piedi e sale lungo le gambe.

La sensazione è quella di essere ancorati solidamente al terreno.
Il respiro è profondo e calmo.

Restiamo tutto il tempo necessario.

 Quando sentiremo di essere sufficientemente rilassati  possiamo lentamente interrompere la nostra pratica di Grounding  e tornare alle nostre attività con più consapevolezza del nostro corpo che vive e respira nel presente.

Per questa pratica bastano tre minuti al giorno, tutti i giorni.

Buon lavoro!

Grounding…connessi alla terra.

LA ZONA COMFORT

Propongo oggi, testo ed immagine, di un post pubblicato su fb, nel 2019, a firma della scrittrice Alicia Dan.

Racconta, a mio parere molto bene, l’esperienza della zona comfort.

Lo fa in prima persona, come tutte le riflessioni poetiche che scrive e che condivide in quello spazio virtuale, rispetto al processo della sua esperienza.

Attraverso la cura delle parole, con un linguaggio schietto e lieve, arriva al cuore…

“Nella nostra zona comfort c’è tutto quello che ci basta
poiché quello che ci serve … è in pausa, al di fuori.
Nella bolla è vietato entrare per chiunque,
“perché ce la facciamo da soli!”
“perché non abbiamo bisogno di nessuno!”
Quel tempo in cui ci siamo lasciati andare agli altri
e al mondo,
quegli altri e quel mondo, in qualche maniera,
ci han fatto sentire sfruttati,
ci han colpito alle spalle;
e tutto quello che ci ha inaspettatamente inondato
è sembrato così ingiusto,
così insopportabile,
al punto tale da indurci a iper proteggerci,
a chiudere tutte le serrature a chiave,
a costruire una bolla intorno a noi fatta di vetro antiproiettile,
fatta di isolamento,
di rassicurante ripetitività.
Ci siam fatti bastare il poco spazio della bolla,
ci siam accontentati della poca aria a disposizione,
abbiamo approvato la legge del dolore.
Nella zona comfort si sta bene fintanto la cura della preclusione sazi a sufficienza il rifiuto.
Dentro alla bolla però la stasi prolungata, giungerà a stancare,
a immiserire, deteriorare l’anima.
La cosa migliore da fare gradualmente è creare una sottile crepa,
una piccola apertura volta all’aspirazione di aria nuova,
di rivalutazione del mondo,
di propositi,
fame e sete della vita,
fame e sete dell’inesplorato,
di tutta quella realtà inedita,
che in fondo “una piccola bolla di soccorso” … non può contenere!” (Alicia Dan)

LE PAROLE CREANO…MAGIA

🎄🎁❤🎄

“Non sono le nostre capacità che dimostrano chi siamo davvero, sono le nostre scelte.”
Albus Silente

(Foto dal web)

Citazione dal film: Harry Potter e la camera dei segreti di Silente

GATTOTERAPIA

Ho scoperto i gatti da qualche anno, grazie
 all’arrivo in casa di una piccolissima micia.

Amo i cani, gli animali in genere tuttavia, devo ammettere, che non ho mai avuto grande confidenza con i gatti.

Soffyetto, la mia gatta, mi ha scelta, conducendomi, pian piano, nel loro mondo.


Gironzolando su internet, mi sono imbattuta in questo articolo che parla del “potere” dei gatti, dell’effetto terapeutico che la loro energia ha verso gli umani.
Ritengo che si adatti molto bene al blog.

Al termine dell’articolo troverai anche un link per rilassarti con una meditazione neuroacustica.

Leggi e poi ascolta le fusa dei gatti, curative e calmanti…

Riiiilaaaassssaaaatiiii

Un giorno a Londra, in un istituto che studiava le terapia da applicare agli umani, una gatta di nome Marta è entrata nel laboratorio.
Mentre passava davanti al generatori della corrente a bassa frequenza, i sensori sono andati in tilt. Gli scienziati hanno misurato il campo elettromagnetico della gatta e hanno capito che il gatto è in grado di sostituire il costoso generatore: il suo campo era più potente. Una corrente a bassa frequenza si usa per la cura delle infiammazioni croniche.
Dopo questo inaspettato risultato è stato fatto un esperimento: un gruppo di persone è stato curato con un generatore di corrente di bassa frequenza, mentre nell’altro gruppo sul posto da trattare avevano messo un gatto.
Il risultato: coloro che hanno fatto la gattoterapia sono guariti tutti, mentre nell’altro gruppo era guarita soltanto la metà dei malati.

Il pelo del gatto produce la corrente a bassa frequenza, mentre il contatto tra i peli fa nascere un potente campo elettrico. Queste correnti possono agire sul focolai d’infiammazione e uccidere i microbi.
Un gatto è in grado di sostituire ben 5 moderni generatori di corrente a bassa frequenza. Il gatto stesso non subisce nessun danno, e sa anche quando terminare la seduta e prendersi cura di se stesso.
La terapia felina è particolarmente efficace per la cura delle articolazioni e delle malattie ginecologiche. Le donne possono semplicemente posare il gatto di casa sulla pancia, accarezzandolo per una ventina di minuti, per avere un effetto terapeutico.
Il contatto terapeutico del gatto migliora la circolazione del sangue e rigenera i tessuti.
Il massaggio che i gatti fanno con le unghie, in realtà, agisce sui punti di riflesso, similmente agli aghi dell’agopuntura.
Anche le fusa dei gatti è una terapia (del suono); le fusa sono più potenti della terapia ad ultrasuoni (il gatto stesso fa le fusa per curare se stesso, oltre alla fusa del piacere).
La banda delle frequenze delle fusa (25 – 50 Hz, con le punte fino a 150 Hz) rafforza le ossa, migliora la circolazione cerebrale, stabilizza la pressione e il ritmo cardiaco.
I gatti sanno trasformare l’energia della malattia, sapendo scambiare la loro energia con l’energia umana (occorre dire che l’energetica dei gatti è molto simile a quella umana).
Esistono le malattie “yin”, con la mancanza dell’energia (nevrastenia, artrite, l’ipotensione, la stanchezza cronica), per la cura delle quali il gatto va messo di modo che la sua testa sia a sinistra e la parte posteriore del corpo, a destra. Per queste malattie sarebbero più adatti i gatti bianchi. Per le malattie “yang” (l’ipertensione, infarto, l’ictus) il gatto si mette in posizione inversa; per queste malattie sarebbero più adatti i gatti neri.
I gatti grigi e i tigrati sono “universali” e curano tutto, mentre quelli rossi caricano i loro umani di energia positiva.
Esiste una teoria secondo la quale il gatto sarebbe l’unico animale capace di assorbire una piccola quantità di energia negativa, perciò ogni tanto vediamo i gatti sopra i computer e gli elettrodomestici.
Il gatto sente quando in un certo punto del corpo umano cambia il potenziale energetico, si posa sopra e così riesce ad equilibrare il sistema energetico umano. La gattoterapia può far assorbire degli ematomi interni, senza parlare del ripristino degli scambi cellulari. Coloro che amano i gatti, infatti, si rivolgono ai medici di meno rispetto a chi li evita.

E’ impossibile costringere il gatto a curare il suo umano; occorre che tra i due ci sia l’amore e la fiducia; e i gatti sono molto sensibili a come sono trattati. Il gatto è capace anche di morire se il suo proprietario ha accumulato troppa energia negativa.”
(ranibu.ru)

IL PROGRAMMA NEUROACUSTICO: https://it.advanced-mind-institute.org/store/sonno-salutare/il-gatto-curativo/